NICOLAS DENINO

Abbiamo portato il mare a Milano, o quasi. Da @ufomilano è arrivata l’installazione di @nicolasdenino, giovane artista uruguaiano approdato a Milano 12 anni fa, con la cassetta dei ricordi e tanta vernice blu, senza sapere che sarebbe diventato il suo marchio di fabbrica. Ci ha raccontato di lui e del suo passato, mostrandoci come Milano sia un pò diventata sua.

Qual è il tuo colore preferito?
Il rosso.

Qual è l’esperienza più strana successa a Milano in 12 anni?
Venire a Milano. Arrivando dal Sud America, ritrovarmi in una città del nord, molto chiusa, è stato complicato. Il modo di relazionarsi era l’antitesi di come ero abituato, ma mi ha fatto crescere.

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Facevi già arte?
No, lavoravo in retail, nella moda.

E come sei nato come artista?
Fin da piccolo ho sempre creato, mi veniva naturale. È una cosa che hai o non hai. Disegnavo sui banchi di scuola i cerchi blu. I miei genitori avevano un’azienda che imbottigliava acqua, le bottiglie erano in cassette blu, e io ritagliavo quei cerchi.
Anche la mia stanza era blu, ora è tutta bianca.

Qual è il quartiere più blu di Milano?
In questo momento sicuramente UFO.

Qual è stata la tua prima esposizione?
È stata in Italia, in una galleria a Firenze, mai aperta per via del lockdown: hanno chiuso tutto il giorno prima. Non l’ha mai vista da nessuno.

E come hai vissuto il lockdown?
È stato un momento in cui ho scoperto me stesso, e mi ha dato il tempo di sviluppare il progetto dei cerchi. Con i collezionisti decidevamo a distanza quantità, dimensioni e posizione delle installazioni.

Parlaci della tua mostra da UFO?
È la prima volta che espongo fotografie. Mi sto avvicinando con rispetto, perché non sono un fotografo, ma è il mezzo con cui racconto il processo creativo: la parte più intima dell’artista. E anche un po’ per colmare, diciamo, la mia solitudine. A tutti gli artisti piace stare da soli, io invece lo sto patendo, e la fotografia mi aiuta a smorzare questo momento.

Il blu ti potrebbe tradire?
Ora sto andando a prendere l’arancione.

Ah, quindi sei tu che tradisci il blu.
Dopo sette anni sì. Il settimo è sempre l’anno della crisi.

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