C’è una Milano che si racconta per la sua storia, una per le mode, ma questa per le sue energie. Siamo stati a @lebiciclettemilano per incontrare @ugofava65 e parlare con lui della sua Milano: una città che negli anni ‘80 non ti lasciava scampo, ti chiedeva di esserci, di fare, di partecipare. Tra notti lunghe, libertà e distrazioni creative, Ugo ci ha raccontato un’epoca che ha segnato una generazione e il suo modo di vivere la città oggi, tra radici e il desiderio che quell’energia possa tornare.

Cos’è stata per te la Milano da bere?
Ho fatto parte di quelli che hanno bevuto tanto, quindi per me era davvero “da bere”. Ma soprattutto è stata una grandissima botta di energia: anni scanzonati in cui tutto girava bene.
Perché hai detto che c’era tanta energia?
Erano anni di cambiamenti forti. Dopo il terrorismo e l’omicidio Moro, Milano si è liberata da molte tensioni politiche ed è esplosa. La gente usciva, partecipava, non poteva farne a meno. Non era solo lavoro o divertimento: era una spinta collettiva.

Oggi è diverso?
Le energie sono cicliche. Oggi viviamo un periodo un po’ medioevale, con poca luce all’orizzonte. Tutti pensano a scappare dalle città. Ma i cicli finiscono e ne nascono altri: dopo un periodo negativo può nascere solo qualcosa di positivo. O l’Apocalisse, o qualcosa di buono.
Hai scelto di restare qui. Perché?
Non posso farne a meno. Milano mi ha dato tanto e continua a darmi qualcosa, ho ancora bisogno di lei. Qui trovi il confronto morale, intellettuale e creativo.
Ad oggi non più solo Milano. Ho bisogno anche di natura. Ma il bello è che in due ore decidi cosa fare: sei in città e all’ultimo puoi scegliere di partire e in un’ora e mezza sei in montagna.

Cos’è che rende il locale unico?
È come essere a casa fuori casa. Non c’è ansia di prestazione: puoi venire come vuoi e stare con amici che mangiano, bevono o non consumano nulla, senza imbarazzi. Nessuno ti dice niente.
Tu hai messo la testa a posto, e Milano?
Milano è una città dove comunque scegli di starci anche perché è divertente, è single per la maggior parte, perché comunque è difficile star dietro a tutto quello che succede.




